Come funziona un incontro con una mistress
Il sogno di tutti gli schiavi è quello di potere adorare una vera Padrona, una dominatrice assoluta e tirannica, dotata di una decisa personalità. Alla stessa maniera, ogni mistress esige dai propri slave devozione ed assoluta fiducia, poiché talvolta il rapporto può continuare anche ben oltre il singolo incontro. Ma come funziona questo tipo di relazione? Come può, un aspirante schiavetto, capire se si trova al cospetto di una professionista appassionata e non di qualcuno che tenta di sbarcare il lunario? Bisogna essere metodici.

Dominazione finanziaria e piacere senza scopo di lucro

Va sottolineata una cosa: le mistress che richiedono un pagamento per le proprie prestazioni, non sono sinonimo di mancanza di serietà. Tuttavia vi sono moltissime Padrone che non hanno alcun ritorno economico, nè lo ricercano, semplicemente perché disinteressate alla sottomissione finanziaria. Prima di contattare una professionista è quindi imperativo conoscerla, magari esponendo le proprie perplessità tramite il portale sulla quale la si è conosciuta. Che si tratti di incontri gratuiti o meno, comunque, ogni sessione filtrata dal mezzo telematico segue un preciso iter.

L’incontro iniziale e le fasi della sessione

L’incontro vis-à-vis avviene quasi sempre in un luogo fisico stabilito dalla mistress. Può trattarsi di una struttura alberghiera, un attico in città o il privé di un locale tematico. Nella dominazione di alta qualità, poi, alcune professioniste investono anche in termini economici, adattando i propri appartamenti e dotandoli di una vasta gamma di attrezzi del mestiere. Qualunque sia il posto prescelto, comunque, la mistress interroga preliminarmente lo schiavo sui suoi gusti, i suoi limiti e la sua pregressa esperienza. Ciò serve non soltanto ad aumentare i livelli di sicurezza ma soprattutto a rendere piacevole il rapporto. Senza una profonda fiducia e la necessaria conoscenza reciproca, infatti, qualsiasi sessione BDSM diventerebbe infernale. Vi sono schiavi che, ad esempio, verrebbero destabilizzati se obbligati a mangiare dal pavimento. Per altri, invece, potrebbe trattarsi di una pratica tutt’altro che umiliante. Stabiliti i limiti, si passa quindi alla scelta della parola di sicurezza. Quest’ultrima, se pronunciata durante la sessione, interrompe immediatamente i giochi.

Il piacere della crudeltà e l’ambivalenza del dolore

Ciò che accomuna mistress e schiavi è la capacità di percepire l’ambivalenza del dolore. Se infatti da un lato questo toglie piacere, dall’altro lo restituisce quintuplicato. Non si tratta tuttavia di una passeggera sensazione orgasmica, bensì di un godimento profondo e globale. Dal momento che all’interno di una sessione possono essere inscenate differenti crudeltà, la parola di sicurezza appare una necessaria consuetudine. Qualsiasi dominatrice ne stabilisce una, anche le semplici solleticatrici erotiche, consapevoli che, per divertirsi a pieno, bisogna farlo in due.

Differente miss, differente tariffario

Come già visto, non tutte le mistress ricercano o accettano pagamenti, ma vi sono alcune che lo fanno. Va detto però che le Dominatrici non offrono sesso, in nessuna forma, solo intrattenimento sadomaso. Quello che si acquista, dunque, è il loro tempo, le loro attenzioni, la loro competenza ed il loro fascino. Considerato ciò, è intuibile che più ci si avvicina al top della gamma, più elevato sarà l’investimento. Inoltre, il tariffario può essere adattato in base alle richieste dello schiavo, che potrebbero imporre l’acquisto di prodotti ed attrezzature ad hoc.

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