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LINO
Il lino è la più antica fra le fibre vegetali.
Si ricava dal fusto del LINUM USITATISSIMUM: pianta dalla quale a seguito della macerazione delle fibre è ricavato il filato. Lo stelo di questa pianta raggiunge un altezza di circa un metro e termina con un fiore (“fior di lino”), che ha vita breve, è molto bello ed di colore blu e rosa.
Dai suoi semi si ricava per estrazione un olio che trova impiego nella preparazione di vernici.
Dalle fibre lunghe ricavate si ottiene la qualità superiore del lino denominata LUNGO TIGLIO, mentre dalle fibre corte si ottiene la STOPPA DI LINO, di qualità e resistenza inferiore. Infine dai semi di lino si ottiene, tramite un procedimento chimico, il RAMIÈ
Il ciclo di raccolto del lino è corto: 100 giorni fra la semina e il raccolto (marzo-luglio). Per la fine di giugno la pianta fiorisce anche se per un giorno soltanto.

LE FASI DEL LINO

RACCOLTO: il lino non deve essere sradicato. Una volta veniva falciato a mano

ESSICAMENTO: si lascia seccare al sole e successivamente lo si immerge in acqua. Viene poi diviso in piccoli mazzi per essere appeso e lasciato asciugare

MACERAZIONE: le fibre vengono poi separate dalla parte legnosa. Il lino viene quindi battuto così si ammorbidisce e poi viene pettinato. Terminata la cardatura, il mazzetto viene annodato e il filo ottenuto risulta lungo circa cm. 50

FILATURA: la filatura prevede una torsione per legare insieme le fibre che diventeranno matassa. Questa viene poi bollita.
Infine si passa alla tessitura

Il lino era conosciuto nell’Antico Egitto fin dal V millennio a.C., fu coltivato da Egizi, Babilonesi, Fenici e altri popoli del Medio Oriente che ne diffusero l’uso a Greci e Romani. Nel Medioevo le Fiandre, con il loro clima umido, divennero uno dei principale centri di produzione. Il dominio del lino rimase incontrastato fino all’inizio dell’Ottocento quando il cotone, con l’introduzione di telai che ne facilitarono la filatura, da prodotto pregiatissimo destinato alla nobiltà divenne un prodotto di massa. Nel panorama odierno delle fibre tessili, il lino non emerge più per quantità ma in termini di qualità reale e di pregio percepito dal consumatore,beneficiando di un’immagine molto positiva: quella di prodotto naturale, un po’elitario, raffinato ed elegante.

Anallergico per eccellenza,il lino non trattiene polvere, protegge dalle irritazioni e favorisce il benessere termico del corpo. Il lino in mischia con fibre invernali quali lana o cachemere, ma anche la seta,se da una parte offre la possibilità di mani insolite,dando pù forza e struttura a tessuti di per sé morbidi e cascanti, dall’altra aumenta le caratteristiche di indossabilità e confort ed isolamento termico. Aspetti che pongono le premesse per sostenere la transtagionalità del lino e non solo di un suo uso prettamente estivo.


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